Seguendo sul web una conferenza tenutasi a Roma con il tema “Nuove figure professionali e prospettive per nuove opportunità di lavoro”, mi sono imbattuta in un neologismo “Crowdsourcing” che ha attirato la mia curiosità.
Ho cercato la definizione in rete e ho trovato, oltre a quella su wikipedia , non poche pagine interessanti sul tema, scoprendo che il temine è stato coniato dallo scrittore Jeff Howe in un suo articolo comparso per la prima volta sulla rivista Wired. Una parola composta da “crowd” = folla + “outsourcing” = pratica da parte delle aziende di affidare all’esterno parte delle proprie attività.
Usando le parole di Marialuisa Pezzali sul giornale “Il Sole 24 ore” crowdsourcing “indica la pratica di consultare la comunità virtuale per la ricerca di soluzioni, idee e contenuti” e tutto nell’ambito del web 2.0, quella fase del web che, rispetto alla prima, vede maggiormente l’utente al centro.
Tra vari esempi di crowdsourcing , come Wikipedia, le ricerche dopo un disastro aereo, la soluzione di problemi industriali, la sceneggiatura di un film, il fai da te e quant’altro, ho ricordato numerosi progetti in cui avevo partecipato attivamente e tra gli altri mi è sembrato particolarmente utile il Questionario Macrosismico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che raccoglie le segnalazioni dei cittadini che si trovano nelle zone interessate da un evento sismico.
Consiste in una serie di semplici domande attraverso le quali gli utenti comunicano le proprie osservazioni. Le domande si riferiscono agli effetti che l’evento sismico ha prodotto sulle persone e sulle cose, e rendono possibile la realizzazione di mappe del risentimento sismico.
Il futuro si sta delineando tanto lentamente che non facciamo in tempo ad accorgerci dei cambiamenti.



